Cerantiviax

Chi sono, chi siamo, cosa facciamo

"Uno sguardo curioso sull’infanzia, ogni giorno sul campo"

Fondazione
progetto nato da educatrici
Età seguita
bambini da zero a sei
Metodo
pedagogia attiva e ricerca
Territorio
famiglie della città
Collaborazioni
professionisti dell’infanzia
Io osservo i bambini come piccoli ricercatori: esplorano, provano, sbagliano, riprovano. La missione del centro è offrire un ambiente in cui questa ricerca sia rispettata, sostenuta e documentata, intrecciando cura quotidiana, gioco, relazioni stabili e dialogo costante con le famiglie, in ascolto delle indicazioni della ricerca internazionale sull’infanzia.
Parliamone insieme
cerantiviax.world +39-394-366-45-39

Il percorso del centro

Educatrici progettano insieme un nuovo centro
2018
Nascita del progetto

Un piccolo gruppo di educatrici con esperienza in diversi servizi per l’infanzia decide di creare un contesto che tenga insieme cura quotidiana, ricerca pedagogica e collaborazione strutturata con le famiglie.

Famiglie partecipano all’apertura del nido
2019
Apertura sezioni

Vengono aperte le prime sezioni nido e infanzia, con un’attenzione particolare alla qualità degli spazi, alla stabilità delle figure di riferimento e alla costruzione di routine leggibili per bambini e genitori.

Pannelli di documentazione con foto e testi
2020
Documentazione educativa

Il team introduce un sistema strutturato di documentazione: quaderni di sezione, pannelli narrativi, incontri periodici per rileggere insieme episodi significativi della vita quotidiana con i bambini.

Incontro serale con genitori e educatrici
2021
Incontri di confronto

Vengono avviati i primi incontri serali dedicati alle famiglie e ai professionisti, su temi come gioco, emozioni, autonomie, con il contributo di specialisti dell’infanzia esterni al centro.

Bambini esplorano un giardino educativo
2022
Giardino pedagogico

Il centro riorganizza gli spazi esterni, introducendo materiali naturali, zone per esplorazioni sensoriali e aree di gioco simbolico all’aperto, in dialogo con la ricerca sulla pedagogia outdoor.

Equipe educativa in riunione di formazione
2023
Formazione continua

Viene strutturato un percorso interno di formazione continua, con lettura condivisa di articoli, supervisioni periodiche e momenti di osservazione incrociata tra sezioni nido e infanzia.

Educatrice condivide documentazione digitale
2024
Condivisione con famiglie

Il lavoro di documentazione e ricerca quotidiana viene reso più accessibile anche alle famiglie attraverso materiali digitali, incontri tematici e la riorganizzazione degli spazi informativi all’ingresso.

Valori che guidano ogni scelta, dalle routine agli incontri con le famiglie

Missione dichiarata e osservabile

Quando progetto il lavoro quotidiano parto da una domanda semplice e scomoda: questa scelta rispetta davvero il bambino come persona intera, qui e ora, oppure risponde solo alle esigenze organizzative degli adulti. La missione del centro è tenere insieme benessere immediato, sviluppo a lungo termine e sostenibilità del lavoro educativo, evitando ricette facili e restando ancorati alle evidenze della ricerca sull’infanzia.

Visione a medio termine

Quando penso al futuro del centro, non immagino un marchio da esportare ma una comunità educante sempre più radicata nel territorio. La visione è diventare un punto di riferimento accessibile per chi cerca uno sguardo competente ma non giudicante sull’infanzia, capace di collegare la quotidianità di pannolini, litigi e capricci con la complessità della ricerca pedagogica contemporanea, senza scorciatoie.

Rispetto profondo per il bambino

Ogni bambino arriva con una storia, un contesto, una rete di relazioni che non posso ignorare. Rispetto significa dare tempo agli inserimenti, accogliere emozioni intense, non forzare tappe come sonno, cibo, autonomie. Nelle riunioni di equipe ci chiediamo spesso se le nostre richieste nascono da bisogni reali dei bambini o da abitudini del servizio, e quando serve rivediamo procedure e orari.

Inclusione come pratica quotidiana

Inclusività, qui, non è solo parola nei documenti. Vuol dire adattare comunicazioni, spazi, proposte perché famiglie con lingue, strutture familiari e vissuti diversi possano sentirsi legittimate a partecipare. Vuol dire anche riconoscere che alcuni bambini hanno bisogni specifici, lavorare in rete con servizi esterni e costruire insieme strategie realistiche, senza promesse irrealistiche.

Alleanza con le famiglie

Collaborare con le famiglie significa accettare che esistano punti di vista diversi e che non tutto si risolva in un colloquio. Io preferisco una relazione fatta di piccoli scambi quotidiani, incontri programmati e momenti informali. Le decisioni importanti sui percorsi dei bambini vengono discusse, documentate, rilette nel tempo, sapendo che i contesti cambiano e che anche le scelte possono essere aggiornate.

Apprendimento professionale continuo

Il lavoro educativo non è mai finito, e io diffido delle formule definitive. Per questo il centro investe tempo in letture condivise, supervisione, confronto con altri servizi e università. Gli strumenti cambiano, le ricerche si aggiornano, le domande delle famiglie evolvono. Tenere aperto questo movimento ci permette di non irrigidirci, di ammettere quando qualcosa non funziona e di cercare insieme alternative più adatte.

Equipe stabile

Il team pedagogico

Dietro ogni giornata apparentemente semplice c’è un gruppo che studia, discute, annota e rivede continuamente il proprio modo di stare accanto ai bambini

Potrei presentarti il team con etichette veloci, ma preferisco raccontarti cosa facciamo davvero. Ogni educatrice porta competenze specifiche su linguaggio, motricità, gioco simbolico, relazione con le famiglie. Ci incontriamo regolarmente per supervisioni interne, studio di casi, lettura condivisa di ricerche recenti sull’infanzia.

Io lavoro con professioniste che intrecciano pratica quotidiana, formazione continua e confronto interdisciplinare.

Sara L.

Sara L.

Educatrice nido e referente inserimenti

Lavora in sezione nido, segue in particolare gli inserimenti e le prime separazioni. Ha esperienza in osservazione del gioco spontaneo e nella cura dei momenti di routine, che usa come base per la relazione con genitori e bambini.

Si è formata su approcci centrati sull’attaccamento e partecipa regolarmente a gruppi di supervisione clinico pedagogica. In centro cura la documentazione fotografica dei primi mesi, che diventa materiale di confronto con le famiglie nei colloqui periodici.

"Per me ogni pianto all’ingresso è un messaggio da decifrare, non un problema da spegnere subito."

Osservazione Accoglienza Documentazione
Marta P.

Marta P.

Coordinatrice scuola infanzia

Coordina le sezioni dell’infanzia, segue i progetti di piccolo gruppo e il passaggio tra nido e scuola dell’infanzia. Ha esperienza con bambini che faticano nei cambi di contesto o nelle relazioni tra pari.

Proviene da un percorso di studi in scienze dell’infanzia e ha approfondito il tema delle transizioni educative. In centro guida momenti di riflessione tra educatrici, proponendo strumenti di osservazione condivisa e riletture di episodi complessi.

"Io guardo cosa succede tra un’attività e l’altra, spesso lì si vede davvero come sta un bambino."

Transizioni Lavoro di gruppo Relazioni tra pari
Francesca R.

Francesca R.

Psicologa dell’età evolutiva

È il riferimento per la relazione con le famiglie e per i casi in cui emergono dubbi sullo sviluppo. Lavora a stretto contatto con educatrici e genitori per costruire letture condivise, senza allarmismi ma neppure minimizzazioni.

Ha esperienza in consultori per l’età evolutiva e collabora con servizi territoriali. In centro propone colloqui individuali, incontri di gruppo su temi caldi come sonno, emozioni, autonomie, sempre con un’attenzione particolare al contesto specifico di ogni famiglia.

"Preferisco una domanda in più a un dubbio taciuto, anche quando la risposta è semplicemente rassicurante."

Ascolto Colloqui Rete servizi

Se vuoi conoscere meglio il percorso di ciascuna, posso condividere titoli di studio e aree di ricerca durante un colloquio.

Aule vissute

Le sezioni non sono vetrine perfette, sono laboratori vivi. Arredi bassi, materiali aperti, angoli morbidi per il riposo, tavoli per piccole mani: ogni scelta serve a permettere al bambino di muoversi con autonomia, scegliere attività e costruire relazioni. Io progetto gli spazi come terzo educatore, lasciando che pareti e scaffali raccontino i processi, non solo i prodotti finali.

Bambini piccoli esplorano materiali naturali in sezione
Gruppo di bambini gioca in giardino con educatrice

Spazio esterno

Il giardino non è solo ricreazione, è un capitolo quotidiano di pedagogia all’aperto. Terra, acqua, foglie, salite e discese offrono esperienze motorie e sensoriali che nessuna scheda didattica può sostituire. Io osservo come i bambini negoziano turni allo scivolo, sperimentano equilibrio, si misurano con piccoli rischi calcolati, imparando a conoscere il proprio corpo e quello degli altri.

Zone di passaggio

Nei corridoi e negli ingressi ho scelto pannelli per documentazioni, fotografie in altezza bambino, piccoli angoli lettura per l’attesa. Questi spazi di passaggio diventano luoghi di racconto: famiglie, educatrici e bambini possono ripercorrere insieme progetti, dialoghi, conquiste. È un modo concreto per rendere visibile la continuità tra casa e centro, tra ieri e oggi.

Materiali pensati

Il materiale non è “giochino” casuale ma linguaggio. Trovi legno, stoffe, materiali di recupero, libri selezionati, strumenti musicali semplici. Ogni proposta viene ruotata e osservata: noto cosa attrae i bambini, quanto tempo vi restano, quali domande emergono. Da qui nascono piccoli percorsi di ricerca, dove l’obiettivo non è il lavoretto da portare a casa, ma il processo che il bambino attraversa.

Voci che raccontano il progetto educativo

01
Quando ho iniziato a lavorare con i bambini mi sono accorta che spesso gli adulti hanno più fretta delle tappe che osservano. Qui ho scelto un’altra strada: documentare invece di correre, ascoltare invece di anticipare, costruire insieme alle famiglie una lettura condivisa di ciò che i bambini mostrano ogni giorno. Non prometto infanzie perfette, ma uno spazio in cui domande, dubbi e scoperte trovano posto, voce e tempo, senza mascherare la complessità della crescita.
Chiara Rossi, fondatrice pedagogica Pedagogista dell’infanzia e coordinatrice del centro
02
Io considero il centro come un laboratorio permanente: ogni giornata è una piccola ricerca sullo sviluppo infantile, fatta di osservazioni, confronti tra educatrici, riletture con le famiglie. Non applichiamo ricette precostituite, preferiamo un metodo che chiamiamo “ciclo di osservazione riflessiva”: osservare, restituire, ritarare. È un lavoro paziente, a volte scomodo, ma permette di avvicinare davvero ciò che i bambini vivono a ciò che gli adulti immaginano per loro.
Luca Bianchi, coordinatore didattico
03 Psicologa dell’età evolutiva e formatrice
Nel mio ruolo mi trovo spesso tra due mondi: da una parte le aspettative, legittime, delle famiglie; dall’altra i tempi lenti e non lineari dei bambini. Ho scelto di stare in mezzo, come traduttrice. Incontri individuali, colloqui di passaggio, momenti informali all’ingresso: sono occasioni per dare parole a ciò che si osserva, per distinguere tra preoccupazioni reali e timori comprensibili ma passeggeri. I percorsi non sono mai identici, i risultati possono variare, ed è proprio qui che il confronto diventa più prezioso.
    Elena Conti, referente per le famiglie